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Cory Doctorow - Anime nel futuro |
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Scritto da Fabio Nardini
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sabato 04 agosto 2007 |
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Trad di Eleonora Lacorte
Fanucci, 2007, pag. 410 euro 16
Alan (a volte chiamato anche Adam, o Andrew, o con altri nomi che cominciano per A) è un tipo alquanto singolare; non perché abbia avuto
in gestione piccoli negozi di antiquariato, o perché abbia comprato una
vecchia casa che ha ristrutturato da solo alla periferia di Toronto per
riempirla di vecchie librerie con migliaia di libri. E nemmeno perché
il giorno dopo il suo trasferimento nella nuova casa abbia svegliato i
vicini alle otto di mattina per offrire loro un caffè, o perché – in
combutta con un punk col pallino dell’informatica – sia riuscito
a realizzare una rete locale illegale. No.
Alan (Andrew? Adam?) è un tipo strano perché è figlio di una
montagna e di una lavatrice, e ha come fratelli un’isola, una matrioska
umana (sono in realtà tre fratelli, uno dentro l’altro) e uno
psicopatico assassino, peraltro già morto da diversi anni. Ah,
dimenticavo: alla sua ragazza crescono grosse ali che periodicamente è
costretta a tagliarsi per sembrare normale.
Come forse avrete capito da questi pochi cenni, Anime nel futuro
non è esattamente un romanzo convenzionale. E’ perfino difficile
incasellarlo in un genere preciso, o in una mescolanza di generi:
volendo si potrebbe parlare di surrealismo cyberpunk, ma credo che
sarebbe solo un esercizio fine a se stesso. L’autore lascia briglia
sciolta alla propria fantasia, senza preoccuparsi troppo né della
credibilità, né della logica, né delle convenzioni narrative. E proprio
questo è sia il fascino che il limite di questo suo lavoro.
Il fascino è dato dalla svagata leggerezza dei personaggi:
emarginati si direbbe, mostri (come a un certo punto vengono definiti
esplicitamente dal “cattivo” Krhisna) , ma senza (quasi) il peso che si
è soliti associare a queste categorie. In fondo sembra dire Doctorow,
siamo un po’ tutti mostri: qualcuno ha le ali, o una cresta di capelli,
o è nato nel cestello di una lavatrice ma insomma, non sono poi cose
così importanti. Filosofia condivisibile al 100%, ma che forse avrebbe
richiesto, per essere sentita fino in fondo dal lettore, un maggior
controllo delle invenzioni fantastiche: il proliferare di anomalie
prive di qualunque spiegazione (dai golem della montagna all’omuncolo
ricresciuto dalla falange mozzata di Alan) finisce per indebolire il
legame empatico col protagonista. La vicenda stessa procede in modo
piuttosto piatto, per snodi tutto sommato banali: l’infatuazione di
Alan per Mimi, la tensione con il fidanzato di lei (che odia i
“mostri”), le aggressioni del fratello di Alan, ripetute fino
all’ossessione. Ci sono poi intere parti del romanzo senza nessun nesso
con il filone principale della storia (la costruzione della rete
“scablata” illegale), interessanti soprattutto per la verosimiglianza
tecnica e per la descrizione di un certo ambiente “alternativo”.
Alla fin fine, resta difficile valutare un romanzo come Anime nel futuro,
gli spunti ci sono, le idee non mancano ma tutto sembra più un abbozzo
di romanzo, una cartella di appunti in attesa di una drastica
revisione.
Cory Doctorow è comunque un personaggio da tenere d’occhio: nato a
Toronto, inglese d’adozione, attivo membro dell’Elettronic frontier
foundation, in prima linea nella battaglie contro le assurde norme a
tutela del copyright, ha vinto il Campbell award il Locus award, ed è
stato candidato al premio Nebula. Se non sbaglio, questo è il suo primo
romanzo tradotto in Italia, ed è probabile che non sia l’opera più
felice. Aspettiamo di leggere qualcos’altro di lui.
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