INTERVISTA A VALERIO EVANGELISTI
Scritto da Susanna Raule   
domenica 26 agosto 2007
1)     A proposito del nuovo romanzo ANTRACITE, in uscita in questi giorni, abbiamo appreso che è ambientato negli States del dopo Guerra Civile, in una situazione politica rovente e carica di tensioni. In questo dovrebbe essere coinvolta in modo fondamentale la figura dell’ Uomo dei Topi. Ha qualcosa a che vedere con il famoso caso dell’Uomo dei Topi di Sigmund Freud? Puoi dirci qualcosa di più?

Sì, il riferimento è proprio all'Uomo dei Topi di Freud, e all'avidità di denaro che connota la personalità ossessiva. Uno dei temi del romanzo è infatti il denaro. Però non posso aggiungere altro, dato che sull'Uomo dei Topi si impernia la conclusione del romanzo. Dirò solo che di richiami al celebre caso freudiano, dilatato fino a farne il paradigma di una nazione, è costellata un po' tutta la storia.
 
2)    Sia nel ciclo di Eymerich che il quello di Pantera, vai delineando una specie di continuum temporale alternativo al nostro (in questo senso probabilmente si può parlare di fantascienza). Oltre al fatto che deve essere piuttosto complicato da gestire, quali criteri usi per farlo “funzionare”?

Non uso un criterio particolare. Sono spiccatamente portato, non so se per formazione (di storico) o per natura, a cercare nessi logici e connessioni.
Mi viene quindi facile, durante la narrazione, stabilire collegamenti tra un tempo e l'altro. Fa parziale eccezione il mio romanzo "Mater Terribilis".
Dato che si tratta di un'illustrazione di certi aspetti del pensiero junghiano o post-junghiano, il nesso fra i diversi piani temporali non è logico (una causa in un tempo ha effetti in un altro), bensì sincronico
(accadono eventi analoghi in tempi diversi senza che esista un vero rapporto causa-effetto). Si tratta, per l'appunto, di una teorizzazione di Jung, divulgata dalla sua allieva Marie-Louise Von Franz, che ho cercato di applicare. [...]


3)    Teologia. E’ forse una delle colonne portanti del ciclo di Eymerich.
Sono sempre rimasta affascinata dalla meravigliosa (e totalmente artificiosa) circolarità della teologia medioevale. E inoltre si presta molto bene per per elaborati intrecci logici.
Nicolas Eymerich nutre una particolare venerazione per Tommaso d’Aquino, come se fosse uno scrittore di best sellers dei tempi nostri, o forse, chissà, un personaggio televisivo. Che cosa pensi della particolare (e non meno artificiosamente circolare) “teologia” di oggi?

 
Francamente non so quasi nulla della teologia odierna. Ho letto qualcosa di Hans Kung, alcuni "teologi della liberazione". Per il resto, le mie conoscenze non oltrepassano quelle di Eymerich. Gli argomenti teologici costituiscono per me pura materia narrativa, senza riflessi sul pensiero personale. La filosofia mi interessa molto di più.
 
4)    Ho avuto l’impressione che nei tuoi romanzi l’elemento scientifico (tecnologico e psicologico, in qualche modo sovrapposti) sia trattato in maniera anomala, come se fossero stati presi costrutti nati tra la fine dell’ottocento e gli anni cinquanta del novecento e poi fatti evolvere in direzioni non contemplate, o contemplate solo da una parte della comunità scientifica. Costrutti caratterizzati da non verificabilità (o possibilità di falsificazione), il che è probabilmente l’opposto di quello che è avvenuto realmente; come se gli scienziati contemporanei o futuri avessero continuato ad adottare un’ottica prettamente medioevale. Se è così e questi non sono solamente i vaneggiamenti di una psicologa si tratta di uno spunto di critica sociale e…?

In effetti cerco teorie scientifiche moderne rimaste marginali (anche se non sempre), ma coerenti con il pensiero medioevale. Il motivo è presto detto: i romanzi con Eymerich, anche quando passano dal passato al presente, sono sempre interni alla visione dell'inquisitore. Col tempo ne ho fatto una sorta di demiurgo, capace di presiedere a ogni epoca; e che domina l'intero libro, anche quando non appare il prima persona.
Vedo infatti Eymerich come minaccia immanente a ogni fase della storia umana; ciò che è simboleggiato, nei miei romanzi e racconti, dal continuo intreccio di tecnologia contemporanea e di culti perduti, di scienza e di magia. Cosa che è particolarmente evidente, credo, nell'antologia "Metallo urlante".
Nell'universo di Eymerich il pensiero modella la realtà, e le tesi più o meno scientifiche che riscopro vanno nello stesso senso. Ciò non è poi così lontano dal vero. Una teoria oggi largamente accettata, come quella del Big Bang, non solo non è verificabile, ma è contraddetta da tutte le osservazioni disponibili. Viene tenuta in vita con motivazioni che molto hanno di teologico: il bisogno sempre vivo di individuare un Primum Mobile.
Non so se la mia sia critica sociale; può darsi che sia piuttosto critica culturale.