The abandoned
Scritto da Fabio Nardini   
luned́ 07 aprile 2008

Nacho Cerda

Tha Abandoned

Con Anastasia Hille e Karel Roden

 

Già da qualche anno il cinema dell’orrore di origine ispanica ha conosciuto un buon successo di pubblico e critica; basti pensare ai film di Balaguero (Darkness, Nameless, Fragile), solo per fare un nome. Nacho Cerda (1969), che vive e risiede a Barcellona, ha tutte le carte in regola per diventare un nuovo regista di punta del genere horror. I suoi cortometraggi (Awakening, Aftermath) sono dei gioiellini di abilità registica, unita a un gusto provocatorio mai fine a se stesso. Proprio l’estrema ricercatezza formale, e il ripudio delle caratteristiche che vanno per la maggiore nel cinema horror contemporaneo (citazionismo, violenza esasperata, ricerca del trash), hanno segnalato Cerda tra i cultori del genere.

Molta attesa, dunque, per il suo primo lungometraggio,  questo The abandoned, basato su un’idea di Karim Hussein, poi rielaborata dallo stesso Cerda insieme a Richard Stanley (il regista di “Hardware”)

Marie è una donna sui quarant’anni, americana di origine russe, ritorna nella sua terra di origine perché ha ereditato una fattoria, abbandonata da moltissimi anni, in una regione sperduta del paese. La donna si fa accompagnare sul posto da una guida, che scompare improvvisamente dopo averla lasciata da sola, di notte, nel bosco in prossimità della casa. In un crescendo di tensione, Marie raggiunge l’edificio in rovina e vi incontra un uomo che dichiara di essere suo fratello gemello. Ma all’interno della casa vi sono anche altre presenze, orridi fantasmi che appaiono come i doppi dei due protagonisti.

Anche al più sprovveduto spettatore la pellicola sembrerà una summa del cinema horror degli ultimi cinquant’anni; ed è esattamente così. Ma  il regista evita con estremo rigore qualunque strizzatine d’occhio allo spettatore e racconta la sua storia come se fosse nuova di zecca: si capisce che quello che lo interessa non è il gusto ironico del ripescaggio quanto la ricerca delle radici del genere (anche se qualcuno ha voluto riconoscere, forse a ragione, una diretta citazione di un film di Fulci). E The abandoned tocca tutti, o quasi, i topoi classici dell’orrore. La Casa, il Bosco, la Notte, il Doppio, il Fantasma, il Labirinto vengono messi in scena con una freschezza che sorprende per una materia tanto usurata. Merito della preziosità formale, classica e ricercata, del regista spagnolo (e della bella fotografia di Xavi Giménez, quello di Darkness e Fragile). L’operazione è esteticamente simile a quella già condotta con Aftermath: in quel cortometraggio una storia “estrema” di necrofilia (quanto più estrema si possa immaginare…) veniva filmata con tutti i canoni del cinema classico, con un contrasto così stridente tra la forma e il contenuto da far pensare che fosse proprio quello scarto il vero obiettivo del film. Qui la differenza è tra l’accumularsi continuo di riferimenti alla tradizione fantastico-orrorifica e lo sguardo pulito, rigoroso e tagliente della macchina da presa.

E’ difficile dire dove possa portare un cinema come quello di Cerda, facilmente accusabile di formalismo e autocompiacimento intellettualistico (come non pensare al James di Giro di vite di fronte al continuo proliferare di doppi che attraversa tutto il film?); certo è che con tutto il suo classicismo, The abandoned appare come un meteorite calato nel panorama del cinema horror contemporaneo, un piccolo gioiello di angoscia e disturbo.

Il film, purtroppo, è ancora inedito in Italia. Ma su Emule esiste una versione sottotitolata (male) in italiano.