Piero Piccioni
Scritto da Andrea Campanella   
giovedì 02 agosto 2007

Chissà per quale oscura ragione il nome di Piccioni è rimasto confinato più tra gli addetti ai lavori che non quello di Morricone ad esempio. Forse per il suo carattere, forse perché se ne parlò molto per fatti di cronaca, sta di fatto che questo musicista è stato per Rosi quello che Morricone fu per Leone. Con il regista del Il caso Mattei, Le mani sulla città e Cadaveri eccellenti (solo per citarne alcuni...) il Maestro Piccioni ha firmato un sodalizio che da I magliari è arrivato sino a Cronaca di una morte annunciata. Nato a Torino nel 1921 ma romano di adozione è attivo dagli anni 50 con l’orchestra 013 come divulgatore della nuova musica: il jazz. Per sua ammissione Piccioni considera il jazz come la musica classica del xx secolo, fenomeno sul quale anche registi formatisi alla scuola del neorealismo concordano. [...]


Dopo aver musicato alcuni documentari esordisce con Lattuada e prosegue una carriera che lo vedrà curare qualcosa come cinquecento colonne sonore per tutti i più grandi registi del cinema italiano ( da Rossellini a De Sica a Lina Wertmuller a Bolognini per l’intenso “Il bell’Antonio” a Petri) ed estero (vedi il Godard de “Il disprezzo”). Piccioni possiede un retroterra musicale vastissimo, che lo rende capace di comporre suite orchestrali come quella di Le mani sulla città, grave e minacciosa, fino a Mr Dante Fontanan e Breve amore ( che l’ugola di Mina lancia a vette inarrivabili), oggi classici del lounge, per Fumo di Londra di Sordi regista, con il quale stabilisce un altro sodalizio storico. Dalla corale ecclesiastica de Il mafioso al pianismo malinconico e intimista alla Satie per Senilità ai toni brillanti e caricaturali de Anima Nera o Il Diavolo connotati da tratti fortemente sincopati, al ritratto cinico e dolceamaro della Parmigiana , di un altro grande autore dimenticato come Antonio Pietrangeli. Piccioni piega l’estetica jazz agli umori e ai colori di un cinema in (ri)evoluzione, introducendovi quelle venature di musica popolare (tango, bossa nova,beat, shake) così come in America (più tardi) faranno Lalo Schifrin o Quincy Jones: Piccioni quindi anticipatore di un discorso jazz che il geniale Leonard Bernstein introduce con West Side Story. E ancora Che dire dell’esplosione di beat, shake, bossa e waltz de La decima vittima (recentemente restaurato e rieditato da Right Tempo) con la sensualissima ed inarrivabile Mina che vocalizza e canta in un perfetto inglese ? Possiamo solo consigliarvi di recuperare il materiale di questo grandissimo autore che purtroppo (insieme a molti altri) non ha ricevuto dal suo paese il riconoscimento dovuto.